Le Langhe al tempo dei Romani

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Le Langhe furono colonizzate dai romani attorno al II sec. a.C. con la battaglia di Caristo che vide la sconfitta (quasi lo sterminio) dei Liguri Statielli. La loro capitale conquistata divenne Acque Statiellorum, così come altri villaggi divennero Hasta, Alba, Pollentia e Augusta Bagiennorum, mentre una fitta rete viaria veniva realizzata per mantenere l'ordine, muovere gli eserciti che di lì a breve avrebbero conquistato il resto delle Gallie ma soprattutto potenziare i commerci. La via Aemelia Scauri collegava Acqui al porto di Vado, mentre un'altra importante strada univa Hasta con Alba Ingauna (cioè Albenga) via Alba, Pollentia, Augusta Bagiennorum e Ceva. In mezzo c'era la via Magistra Langarum, probabilmente un insieme di percorsi che attraversavano le Langhe verso sud-est, di cui esiste tuttora il crocevia di Campetto in Valle Belbo.

Proprio ad Alba, per la precisione in frazione Pertinace di Barbaresco, nacque Publio Elvio Pertinace, generalissimo dell'Impero sotto Marco Aurelio e poi -caduto in disgrazia con Commodo- pensionato nelle terre natie dove pare avesse aperto anche una "Taberna" a riprova della vocazione vinicola di queste colline. Alla morte di Commodo, Pertinace venne eletto Imperatore dai pretoriani che si aspettavano però privilegi che invece non arrivarono: uomo probo e virtuoso Pertinace venne così trucidato a sua volta dopo appena tre mesi. Il Senato lo celebrò come un novello Cincinnato, portandone la figura ad esempio.
Molti secoli dopo, l'ultima volta che l'Impero fermò le orde dei barbari fu proprio nella piana di Pollenzo, dove Stilicone sconfisse Alarico in un duello tutto Visigoto per altro (essendo entrambi barbari).
Di tutto ciò resta moltissimo, anche se -come nel resto d'Italia- le città attuali sorgono tuttora sul sito romano e quindi i percorsi archeologici sono sovente percorsi sotterranei. Alba offre un tour affascinante, partendo proprio dalla Cattedrale, con alcuni resti a cielo aperto e altri nelle vicine campagne: una visita al Museo Civico "Eusebio" è d'obbligo. A Pollenzo oltre a tratti di strada e spezzoni di cloache merita il concentrico di case che ancora disegna la forma dell'anfiteatro romano.

Ma è Benevagienna a offrire le cose migliori, essendosi spostata la città in posizione più difendibile verso le rocche del Tanaro, e quindi le rovine sono oggi in... aperta campagna! È il più importante sito archeologico della Regione, con un Teatro (ancora utilizzato in estate per pièces classiche), la Necropoli, la Basilica e il Tempio. Moltissimo è ancora da recuperare (a partire dall'imponente Anfiteatro) ma quello che ad oggi c'è ci basta a capire perché la città fosse stata dedicata ad Augusto Ottaviano.

Testo ©Pietro Giovannini