L'ambiente e le piante ospiti delle due specie più pregiate

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Il Tuber magnatum si può trovare nei fondi delle valli o in aree collinari non troppo siccitose.

Questi terreni, con caratteri derivati dalle rocce che hanno contribuito a formarli, si presentano argilloso-calcarei, più o meno compatti, talora più compatti in superficie, ma con lo strato sottostante più leggero. In quest’ultimo caso sono misti a sabbia grossolana o anche a ciotoli, ma a sottosuolo compatto che favorisce lo sviluppo delle radici superficiali. Sono in generale derivati da marne e arenarie calcaree, quindi ricchi di carbonato di calcio. Possono essere prativi o con scarsa vegetazione, ma liberi da sterpaglia e con umidità generalmente buona. D’altra parte, un terreno argilloso-calcareo, non troppo asciutto, è condizione favorevole anche per la vita delle piante simbionti che sono principalmente: la farnia (Quercus robur), il cerro (Q. cerris), il rovere (Q. petraea), la roverella (Q. pubescens), il pioppo nero (Populus nigra), il pioppo bianco (P. alba), il carolina (P. deltoides cv. carolinensis), il tremolo (P. tremula), il salicone (Salix caprea), il vimine (S. viminalis), il salice bianco (S. alba), il tiglio (Tilia platyphyllos), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), e il nocciolo (Corylus avellana).

L’esposizione non ha molta importanza, ma sono state osservate ottime raccolte in terreni esposti a Nord, Nord-Ovest.
La copertura arborea deve essere sul 50%, quella arbustiva scarsa o assente, quella erbacea sul 20-70%.
Le zone interne sono più favorite in quanto l’idrografia del suolo è mantenuta costante dal regime delle piogge più abbondanti sulle alture che nella zona costiera.
La prolungata siccità estiva è sfavorevole allo sviluppo del T. magnatum e dei suoi simbionti che appartengono alla flora continentale caratterizzata da un’escursione termica stagionale più differenziata.
D’altra parte, come tutti i funghi, sono favoriti nel loro sviluppo dalle piogge estive.
Le aree migliori sono le vallette riparate dal vento, dove viene evitato un rapido prosciugamento del terreno e quindi anche un abbassamento della temperatura.
Il tartufo bianco si trova ad un’altitudine non superiore a 700 m s.l.m.
Di importanza fondamentale è il pH del terreno che può variare da un minimo di 6,8 ad un massimo di 8,5.

La sostanza organica è preferibile sia scarsamente rappresentata.
E’ necessario, quindi, un preciso rapporto tra le condizioni d’ambiente, composizione chimica e umidità del suolo e condizioni climatiche.

In conclusione il terreno deve essere preferibilmente marnoso-calcareo, di altitudine inferiore ai 700 m, aerato discretamente ma non eccessivamente permeabile, con presenza negli strati superficiali di discreta umidità anche nei mesi più secchi, discretamente dotato di calcare, povero di fosforo e di azoto, ricco di potassio, con pH 6,8-8,5, scarso di sostanza organica, bagnato da piogge primaverili ed estive, possibilmente in vicinanza di corsi d’acqua su fondi valle ma privo di ristagni, con modica inclinazione (circa il 15%).

I terreni idonei al Tuber melanosporum devono essere a substrato calcareo e/o calcareo-argilloso, costituiti da elementi granulari più o meno fini e brecce calcaree cementate da materiale marnoso, sabbia, arena e altro materiale di riporto.

Si trovano spesso in ambiente collinoso, con piante distanziate (a seconda dell’età e dello sviluppo della pianta) da sei a dodici metri, a costituire boschetti radi, con aree depauperate da vegetazione spontanea (pianelli).
In queste aree è possibile vedere segni della presenza del tartufo: screpolature irregolari incrociate, fenditure nel terreno, presenza di insetti specifici dei corpi fruttiferi e tracce di cavate precedenti.

Il T. melanosporum necessita di terreno calcareo-breccioso (permeabile) a sottosuolo compatto che favorisce lo sviluppo delle radici in superficie.
Deve contenere una percentuale di argilla non superiore al 40% altrimenti diviene troppo poco permeabile all’acqua, tanto da determinare condizioni di asfissia.

Sono terreni molto ricchi di carbonato di calcio, scarsi di resti organici.
In ottime tartufaie di nero l’humus manca quasi completamente.
Si sviluppa anche in suoli più ricchi di materia organica, sempre però con fosforo e azoto poco abbondanti.

Il T. melanosporum, in accordo con la sua spiccata calciofilia e basofilia, vive in simbiosi principalmente con: la roverella (Quercus pubescens), il leccio (Q. ilex), il cerro (Q. cerris), il tiglio (Tilia platyphyllos), il nocciolo (Corylus avellana), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il cisto (Cistus spp.).

Le tartufaie che producono di più (per numero e dimensioni degli esemplari) sono esposte a Sud o Sud-Est.
La copertura arborea deve essere sul 30%, quella arbustiva scarsa o assente, quella erbacea quasi assente (pianelli).
E’ necessaria una buona penetrazione di luce e quindi un buon riscaldamento del suolo.
Nonostante la sua xerofilia, sono sfavorevoli i lunghi periodi di siccità, soprattutto nel periodo estivo.
Sia le zone interne sulle alture, sia le zone costiere, possono essere idonee.
Specie molto più rustica del tartufo bianco pregiato, si può trovare fino ad una altitudine di 1.100 m s.l.m.
Il pH del terreno è anche in questo caso il parametro più importante e può variare da 7 a 8,5.

In conclusione il terreno deve essere superficiale, permeabile, aerato, più o meno pietroso, ricco di calcare, con un pH 7-8,5, sotto i 1.100 m di altitudine, con un non elevato contenuto di argilla, con scarsa sostanza organica, senza ristagni di acqua, illuminato, non esposto a Nord (tranne in località eccezionali molto calde e siccitose), povero di fosforo e azoto, ricco di potassio.

Può essere utile una buona presenza di ferro.

Recenti studi effettuati dall’Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del suolo di Firenze, indicano come suoli adatti alla crescita dei tartufi (sia neri che bianchi) quelli che presentano un sistema altamente disordinato nel quale la disorganizzazione dei materiali componenti favorisce l’interconnessione dei vuoti. Risulta quindi di fondamentale importanza la macro e microporosità del terreno.

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