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GTL in MTB - Tappa 12 - da Benevello al Pavaglione

Cicloescursionismo

GTL in MTB - Tappa 12 - da Benevello al Pavaglione

Benevello – Pavaglione
 
Percorso nel cuore della Langa di Fenoglio, che conduce al Pavaglione, teatro di uno dei romanzi più conosciuti dello scrittore albese, un’occasione per unire insieme natura e letteratura.
 
La posizione di Benevello non è solo storicamente strategica, così arroccato a guardia del valico tra Valle Belbo e Valle Tanaro, nella direzione di Alba, ma è anche una posizione geograficamente felice. Dall’alto dei suoi 670 metri e complice un gioco di correnti tra Belbo e il torrente Berria, è senz’altro uno dei luoghi più freschi e ventilati delle Langhe. E, se il vento è una delle reminiscenze fenogliane più ricorrenti, ecco che qui in questo angolo particolarmente complesso di territorio in cui si spingono a cuneo i territori di Trezzo, Castino e Borgomale (tutti molto più lontani, Castino perfino sulla collina di fronte) si dipana anche molta della geografia letteraria del grande scrittore albese.
 
Il luogo più romantico, però, è fuori dal paese verso Bossolasco, su un poggio elevato dalla strada: la chiesetta di Madonna di Langa è uno dei classici posti scelti dagli albesi per un intimo matrimonio campestre. La chiesetta sorge in luogo di un’antica pieve oggi scomparsa: la leggenda vuole che Francesco d’Assisi si fosse fermato a pregare proprio lì, durante un suo viaggio attraverso le Langhe, dalla Liguria alla Francia nel XIII sec., viaggio di cui su queste colline restano tante reminiscenze come sassolini di Pollicino, dal convento di Cortemilia all’oratorio di Saliceto, da Alba appunto a Benevello.
 
Da Benevello si segue la strada provinciale 230 in direzione Montemarino (già frazione di Borgomale), lo si supera e, poco oltre, si imbocca una stradina a destra in direzione di San Bovo. Si prosegue sulla cresta del bosco verso Boscasso e Pavaglione. Al bivio successivo entrambi i sentieri portano al borgo del Pavaglione, ma la nostra via passa a destra per scendere poi dall’alto tra asinelli e caprette sul borgo teatro de “La Malora” di Agostino, il povero servitore che invano cercherà di aiutare la sua famiglia segnata da un destino ineluttabile e infinitamente più forte delle sue braccia.
 
Il Pavaglione è il simbolo universale della Malora, la fame e la disgrazia che affliggevano i mezzadri delle Langhe, fino al secondo dopoguerra: il romanzo omonimo con cui Fenoglio esordisce, ancora in debito con un certo verismo, si apre con la fucilata di “Pioveva su tutte le Langhe e lassù a San Benedetto mio padre si pigliava la sua prima acqua sottoterra.” Uno degli incipit più crudi e immaginifici della letteratura del ‘900. È Agostino “che si sacrifica per tutti” a portare la croce di tutti i servi venduti al mercato delle braccia, condannati a una vita di stenti e fatica senza nessuna ragionevole speranza per un futuro migliore. L’epilogo della madre piegata a pregare su un palo da vigna chiude in un cerchio di morte la tragedia: “Non chiamarmi prima che abbia chiuso gli occhi a mio povero figlio Emilio. Poi dopo sono contenta che mi chiami, se sei contento tu. E allora tieni conto di cosa ho fatto per amore e usami indulgenza per cosa ho fatto per forza. E tutti noi che saremo lassù teniamo la mano sulla testa d’Agostino, che è buono e s’è sacrificato per la famiglia e sarà solo al mondo”.
 
Da qui ci si può ricongiungere alla Langa del Vino con il percorso della Bar to Bar.


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Lunghezza percorso [IT]: 4,7 km


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    Livello di difficoltà 2

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