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Bar To Bar in MTB - Tappa 7 - da Verduno ad Alba

Cicloescursionismo

Bar To Bar in MTB - Tappa 7 - da Verduno ad Alba

Verduno - Alba

Ultima tappa di questo lungo anello che attraversa tutta la Langa, il percorso ci porta da Verduno, che merita una sosta per il suo Belvedere, verso Roddi, per poi arrivare nella Città delle Cento Torri. Ancora vigneti del Barolo, alberi da tartufo, castelli e torri del Roero sullo sfondo, oltre il fiume Tanaro, ed una deviazione imperdibile di qualche chilometro a Pollenzo. Si arriva in centro ad Alba, per terminare in bellezza la nostra pedalata e lasciarsi ammaliare dai tesori della città.

Verduno è un paese molto carino e curato, che custodisce una vera residenza reale (oggi albergo di charme) in cui abitarono tutti i Savoia sino al 1909, quando la tenuta fu acquistata dalla famiglia Burlotto. Proprio in queste cantine il Generale Staglieno, per ordine del Re, iniziò la vinificazione “moderna” del Barolo della Real Casa: fermo, secco e invecchiato in fusti di rovere.

La cantina “Castello di Verduno” è ancora lì, in un curioso connubio di Bar To Bar perché Franco Bianco è di Barbaresco, mentre sua moglie Gabriella Burlotto è di Verduno… E dunque sono il riassunto perfetto anche di questo bel tour tra le Langhe dei due più prestigiosi rossi italiani. Da Verduno, se guardiamo verso la valle del Tanaro, ecco i castelli roerini di Pocapaglia, Monticello, Guarene e la bella torre di Santa Vittoria (gemella di quella di Barbaresco che si scorge proprio al fondo, oltre Alba, dove la valle si stringe e il Tanaro piega a est). Sotto la rocca di Santa Vittoria sempre Carlo Alberto fece scavare le monumentali cantine della Cinzano per realizzare in gran segreto uno dei primi spumanti italiani (il primo fu Gancia nella vicina Canelli) e fare esperimenti sul Vermouth, il padre di tutti gli aperitivi italiani.

A metà strada tra i due possedimenti reali ecco poi il borgo neogotico di Pollenzo (eretto sulla scomparsa città romana di Pollentia: qui Stilicone fermò un’ultima volta i Goti, inutilmente visto che Alarico pochi anni dopo conquisterà Roma, mentre Stilicone verrà giustiziato dall’inetto Onorio) con l’Agenzia agraria, che oggi ospita l’Università di Scienze Gastronomiche e la Banca del Vino, secondo un progetto ambizioso e lungimirante di Slow Food. Infine, di fronte a noi le Langhe con la “corona” del Barolo aperta tra Roddi e Diano, il castello di Grinzane in mezzo e gli altri comuni disposti a semicerchio attorno a Barolo: in uno sguardo tutti gli antichi feudi degli astigiani banchieri Falletti, oggi meta e sogno di buona parte degli appassionati di vino del pianeta. Da Verduno usciamo verso la cantina Alessandria (quindi scendendo dal castello verso il Municipio e poi tenendo la destra), oltre la quale la nostra strada scende verso il nuovo ospedale, per poi fortunatamente lasciarlo e imboccare a destra un viottolo nel bosco che, dopo 1 km, sbuca sulla carrareccia di cresta tra i vigneti, fino ad un nuovo sentiero fronzuto a sinistra che, in discesa (D2), ci porta sulla strada Monvigliero - Toetto (Monvigliero è il cru più noto di Verduno!). Attraversiamo il nastro di asfalto e proseguiamo sulla cresta in un percorso particolarmente ameno, che solo all’ultimo ridiscende sull’abitato di Roddi su strada Toetto, proprio all’imbocco del paese.

Roddi è dominato dall’imponente castello. Una passeggiata quindi la merita senz’altro, vuoi per il percorso didattico del tartufo e vuoi per le tracce visive del concorso di poesia che qui si tiene da oltre vent’anni. Da Roddi scendiamo su via Fontanassa fino al fondovalle, segnato dalla rotonda con una cappella votiva. Attraversiamo la provinciale e proseguiamo verso il Tanaro e il suo percorso ciclabile, che imboccheremo a destra appena superato il ponte sul canale della centrale idroelettrica di Verduno - La Morra.

La via larga, piana e spaziosa segue sinuosamente il fiume nelle sue pigre anse per giungere, dopo qualche chilometro, a costeggiare la tangenziale di Alba e, infine, ad attraversarla sotto il ponte strallato. Ecco che ora la nostra via torna indietro per poi piegare a sinistra verso la fabbrica più dolce del creato… quella Ferrero che ha portato il nome di Alba (e della nocciola) nel mondo. La Fondazione Ferrero, molto attiva culturalmente, ospita mostre e conferenze di rilievo nazionale; poco oltre, invece, il Centro Ricerche “Pietro Ferrero” è un’eccellenza mondiale. Ma ecco che già le torri rosse di mattoni e di storia si affacciano al nostro orizzonte mentre l’esagono dell’antica Alba Pompeia si profila nel nastro della circonvallazione. Imbocchiamolo per entrare tra le vie di porfido, i campanili, i tetti rossi, i bar e le botteghe e ritrovare il fascino antico di un Piemonte sabaudo, discreto ma fermo, modesto e sorprendente proprio perché inatteso e, quindi, alla fine, indimenticabile.


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Lunghezza percorso [IT]: 15,5 km


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