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Bar To Bar in MTB - Tappa 3 - da San Bovo a Niella Belbo

Cicloescursionismo

Bar To Bar in MTB - Tappa 3 - da San Bovo a Niella Belbo

San Bovo - Niella Belbo

Lunga tappa nella parte più selvaggia della Langa, ricca delle antiche vie del sale usate dai mercanti, di borghi isolati, pace e silenzio tra boschi e radure, che regalano panorami mozzafiato. Questa è la terra della Nocciola, pregiato prodotto d’eccellenza di Langa. Questo tratto del percorso coincide con la Grande Traversata delle Langhe, state attenti alla segnaletica e concedetevi deviazioni interessanti verso una Langa che non ti aspetti.

Dal fondo della piazza di San Bovo si imbocca la strada bianca che, ripida (S2), ci porterà al rio Grazie (l’ultimo tratto è asfaltato e si tiene la sinistra). Di fronte si nota ancora bene uno dei tre monasteri di Castino, quello femminile delle Grazie, oggi cascina privata, mentre in alto sulla cresta a destra si scorge anche quello di San Martino (oggi azienda zootecnica); il terzo, quello benedettino, ci attende in paese. Giunti al rio, lo si supera su una curva a “U” (col cartello San Bovo) e si riprende la sterrata a sinistra per raggiungere la Valle Belbo sulla statale. La attraversiamo per prendere via Molina e, superato il ponte sul Belbo, saliamo su asfalto (S2) per circa 1 km a raggiungere un antico fortilizio con tanto di garitta e arco medioevale con stemma, da dove, a destra, imbocchiamo la mulattiera selciata che sale erta (S2-3) fino al borgo di Castino, tra prati e nocciole (attraversa un paio di volte l’asfalto, ma di fatto corre diritta come tutte le mulattiere).

Il centro storico di Castino rispecchia la ricchezza portata da ben tre monasteri (come ricordato poc’anzi) ed è tenuto, come si dice, “all’onore del mondo”, con una curiosa parrocchiale con la doppia facciata. Il castello e i ruderi della torre ci parlano di una secolare storia gloriosa di controllo del valico tra Bormida, Belbo e Bassa Langa. In tempi più recenti, il paese subì la rappresaglia nazifascista durante i rastrellamenti del ’44. Da Castino, dopo una bella passeggiata tra le vie fiorite del borgo antico, seguiamo le indicazioni per il municipio e poi teniamo la sinistra in via San Rocco (se si prosegue vale la pena dare un’occhiata all’omonima chiesetta campestre), per imboccare poi a destra la mulattiera in pietra che si inerpica (S2) sulla cresta (più o meno asfaltata) in direzione dell’alta Valle Belbo.

Queste mulattiere, che percorrono le creste delle valli e poi si inerpicano strette e ripide da un crinale all’altro, sono la traccia più nascosta, ma forse più rilevante, dei traffici e dei mercanti che, per quasi mille anni, incessanti, percorsero le vie del sale dal mare alla Pianura Padana, rendendo questi luoghi - oggi remoti - il centro di un mondo. In questo senso la Valle Belbo (come le due Valli Bormida e la Valle Uzzone) è una continua scoperta di passati gloriosi e memorie dirute dal sapore romantico, che avrebbero fatto felici Foscolo, Petöfi e Byron. Ma godiamoci il panorama che ci porta alle Langhe più selvagge, in cui le case isolate si fanno davvero rare e i borghi si arrotolano su uno sperone più alto di collina, chiusi in mura di pietra e arcigni fortilizi. Attorno, boschi profumati di castagni e tigli, gaggie e olmi, coi salici lungo i rittani e le querce sulle vette come vuole la leggenda, poste lassù ad attendere i fulmini che, da Giove in poi, gli dèi sempre scagliano per creare la magia del tartufo bianco.

Da Castino il percorso di cresta punta su Cravanzana, passando dunque alto sopra Bosia, che invece sorge a mezzacosta. Eccoci al bivio della Lodola (altro celebre luogo fenogliano, dove si ritrovarono i partigiani di Poli e Mauri dopo l’inverno del ‘44: consigliamo la breve deviazione) dove la nostra via erbosa si ricongiunge, come già detto, per poche centinaia di metri alla striscia di asfalto e poi di nuovo si diparte a destra per inoltrarsi nel fresco del bosco. Qui ogni bivio di sentiero è segnalato da palina o da appositi segni rosso-bianchi sulle piante. Infine, la via si piega (D2) in un paio di tornanti, per sboccare sulla strada di Viarascio, che scende a Cortemilia tra boschi e radure stupendi.

Si gira quindi a destra per risalire verso Cravanzana sulla stessa strada asfaltata, tra noccioleti tenuti come giardini, fino al quadrivio del paese. Superato l’incrocio, imbocchiamo l’ingresso al borgo col viale dei caduti e la silhouette maestosa del castello marchionale a sovrastare il piccolo borgo medioevale. Cravanzana è considerata una delle capitali della nocciola, quella “Tonda e Gentile delle Langhe” (oggi denominata ufficialmente Piemonte IGP), che già dal nome si capisce che è quella più buona del mondo. Qui attorno non sarà difficile trovare artigiani e pasticceri a chilometri zero. Gironzoliamo tra le strette vie del borgo, per uscire poi a sud in via Ferrera e, quindi, riprendiamo la strada sterrata tenendo la destra. Al primo bivio si gira a sinistra, in salita nel bosco (S2) fino ad una cascina. Si tiene la destra e, alla cascina successiva, si attraversa l’aia per continuare su una carrareccia, che attraversa l’asfalto e prosegue in cresta fino a Case Codin. Qui si riprende a sinistra l’asfalto per un breve tratto fino a Cascina Cattivo (etimo di prigioniero, non di perfidia!), da cui si reimbocca la sterrata di cresta del Bricco del Sole sino praticamente alla rotonda dell’abitato di Feisoglio, il terzo borgo dell’Alta Valle, da sempre celebre per i suoi funghi, in cui merita senz’altro una visita la Parrocchiale di San Lorenzo.

Di fronte al paese ecco i borghi arroccati dell’altro versante del Belbo: Arguello (in faccia a Cravanzana), Cerretto Langhe (proprio di fronte) e la frazione di Villa di Serravalle (sede di un comando partigiano). Superato il paese su asfalto, si prende a sinistra al primo bivio (segnalato), lungo una strada che poco dopo diventa sterrata e prosegue verso destra. Si sale (S1) ancora un poco nel bosco, per poi sbucare sul piano, spartiacque tra le valli in campo aperto. L’aria del mare (il cosiddetto “marin”) ci spettinerà i capelli riempiendoci le narici di aromi mediterranei.

Dopo circa 2 km di asfalto si gira a sinistra e, dopo una breve discesa, subito a destra, quasi a “U”, nuovamente su pietrisco, per riportarsi tra orti e campi sulla cresta panoramica. Si prosegue fino al successivo asfalto dove si tira dritto verso la “Spianata dell’Amore” che non è un luogo di incontro per coppiette, ma la memoria di una leggenda medioevale col bravo cavaliere Leone (siamo appunto sul Monte Leone) che si innamorò della contadina del posto; questo luogo fu appunto il teatro del loro amore. Il che, comunque, prova il buongusto dei trovatori medioevali nello scegliere i luoghi! Il piano, in effetti, si apre ai quattro venti ed è impreziosito da una panchina gigante del designer Chris Bangle, che permette di apprezzare ancora di più il paesaggio a 360°. La chiesa di San Giovanni, in severa pietra di Langa, ci attende all’ultimo bivio, per scendere a destra dolcemente sul borgo di Niella Belbo.


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Lunghezza percorso [IT]: 29 km


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