I castelli dell'Alta Langa

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Castello di Prunetto - Foto Davide Dutto

Albaretto della Torre
Come ricorda il suo nome è proprio la Torre in pietra a dare un profilo inconfondibile a questo paesino al confine tra bassa e alta Langa. Una delle molte linee di comunicazione create nel XII sec. dai Del Carretto nei loro feudi per tenere in contatto il Castello di Finale con le colline monferrine. Le torri dovevano guardarsi per trasmettere messaggi e più spesso allarmi di invasioni dal mare. Oggi un’altra antenna attira visite e messaggi da tutto il mondo: è la cucina di Cesare Giaccone, uno dei miti dell’alta Langa, geniale e incontrollabile come appunto un vero langhetto.

Prunetto
La rocca di Prunetto si erge a strapiombo sopra la Bormida che inghiottì parte del paese conferendo al castello un aspetto ancora più selvaggio e irraggiungibile. Classico esempio di fortezza duecentesca, il castello ha un tratto forse scozzese nei verdissimi prati che lo circondano, separandolo dal notevole Santuario della Madonna del Carmine del XIV sec. con importanti coevi affreschi. Il resto del borgo è coerente con i propri monumenti maggiori.

Murazzano
Il paese del formaggio omonimo, una DOP di pecora che col Roccaverano (una DOP di capra) si può considerare il formaggio delle Langhe, era ricchissimo, frutto di una posizione a cavallo di più valli che lo arricchi di dazi e pedaggi per secoli. Il centro conserva numerosi palazzi nobiliari con in vetta l’alta torre in pietra realizzata dai Del Carretto (dunque uguale a tutte le altre delle Langhe). Da vedere anche le rovine dell’ultimo (o unico?) Mulino a Vento delle Langhe.
 
Monesiglio
La val Bormida fu per secoli al centro dei traffici tra la pianura e il mare. Monesiglio era il paese (assieme a Cortemilia) più importante della valle e il Castello dei Conti Caldera ne riflette questo predominio. Dotato di pregevoli affreschi (sec XVI) nella cappella privata, conserva ambienti e arredi originari. Seppur rimaneggiato in funzione residenziale, il castello mantiene le forme e il fascino di una fortezza merlata.

Perletto
Un piccolo borgo di pietra con la torre che collegava Cortemilia a Roccaverano, adagiato a mezza costa sull’infinita erta del Bric Puschera (851 m): Perletto mantiene un fascino antico che va scoperto girando nelle strette vie del centro o scoprendo affreschi quattrocenteschi nella chiesa cimiteriale o ancora forni da pane proprio nella torre per sostenere lunghi assedi evidentemente. La statua della Madonna stravolge la consueta silhuette delle torri carrettesche, quadre e severe di pietre liscissime.

Saliceto
L’ultimo borgo delle Langhe in valle Bormida ha già le caratteristiche della vicina Liguria, con i “caruggi” stretti e gli archi a tenere distanti le case. Il castello è uno dei pochi esempi di Rinascimento in Langa e ci fa intuire la ricchezza dei signori locali dell’epoca. Importanti sono gli affreschi coevi e soprattutto la vicina bramantesca Parrocchiale di San Lorenzo, con un vero e proprio libro di simboli in facciata su cui Dan Brown potrebbe trovare materiale per decine di libri.
 
Cortemilia
La Pieve di Santa Maria è l’esempio migliore di architettura romanica sacra nelle Langhe. Posta oltre l’Uzzone, in un angolo particolarmente tranquillo, sorge ai piedi del Monte Oliveto, tutto terrazzato di muri a secco e culminante appunto con l’Ecomuseo dei Terrazzamenti del vino. La Pieve ha una bella scultura in altorilievo nella facciata (la Madonna incoronata) e un notevole bassorilievo all’interno (anteriore al Mille). Pare che San Francesco vi abbia sostato una notte (come forse attesta l’esistenza di un successivo Convento francescano).

Paroldo
La chiesa di San Sebastiano rappresenta più di un mistero, non a caso si trova quindi nel paese conosciuto come “quello delle Masche” (presenze a metà tra le streghe e i folletti).
Nei restauri sono stati rinvenuti affreschi quattrocenteschi di scuola monregalese di cui si ignorava l’esistenza, così come si ignorano le ragioni che portarono a girare la chiesa e ad erigerla accanto all’ingresso del ricetto fortificato del castello (di cui restano parte delle segrete).

Levice
La chiesetta di San Rocco, del tutto anonima all’esterno ha invece begli affreschi molto ben conservati all’interno. È probabile che la mano (anonima) che operò in valle sia stata sempre la stessa, o quella dei suoi allievi; si parla quindi genericamente di Maestri di Mondovì e per questo si fa riferimento al ciclo monregalese, appunto per indicare un livello, una qualità pittorica ma anche uno stile unici. I volti soprattutto dimostrano la grandezza di questa scuola gotica quattrocentesca.


Chiesa di San Sebastiano, Bergolo - Foto Edoardo Cicchetti

Bergolo
Con la Pieve di Cortemilia, la chiesetta romanica di San Sebastiano è senza dubbio il monumento romanico più interessante. Posta in posizione elevata, conserva ancora le poche lapidi del vecchio cimitero tutt’attorno e domina il curioso ma suggestivo Memorial Ezra Pound da poco realizzato appena oltre.

Gorzegno
Accanto ai romantici ruderi del Castello marchionale (che già Fenoglio lamentava in abbandono) ecco che troviamo la chiesa a croce greca di San Martino, del XVI sec come il castello. I Marchesi Del Carretto avevano qui uno dei loro feudi più importanti e furono tra i pochi fautori d’arte rinascimentale in Piemonte. La chiesetta in effetti conserva un’eleganza e una fattura di gran pregio. Chissà come doveva apparire tutto il complesso nel suo massimo splendore!

Monesiglio
La Madonna dell’Acqua Dolce, fin dal nome, ci parla di luoghi sacri da epoche immemorabili. I celti, poi i liguri, poi i romani e infine i cristiani considerarono sacri e speciali sempre gli stessi siti. Qui la chiesa romanica, oggi ben conservata, si segnala per quelli che sono forse gli affreschi più antichi di tutta la valle (XII sec) in stile romanico bizantino.

Santo Stefano Belbo
La valle Belbo venne (ri)colonizzata dopo la barbarie dai monaci benedettini che la risalirono, fondando monasteri e ripopolando le colline abbandonate di ora et labora, campane e studi, campi e mulini. L’abbazia di San Gaudenzio fu uno dei loro centri più importanti, di cui ci resta la sola chiesa romanica.

Arguello
La chiesa di San Frontiniano del sec XII è una delle pievi più antiche delle colline. Dipendente direttamente dall’omonimo monastero di Alba, ebbe un ruolo importante nel riportare la civiltà tra i boschi e le colline devastati da secoli di invasioni barbariche. Oggi in restauro, sorge appena sotto il piccolo borgo di Arguello, ai piedi della ripida sternìa (la mulattiera) che monaci e pellegrini percorsero per secoli.

Bastia
Il capolavoro gotico del Nord Italia è quasi nascosto in un piccolo paesino adagiato tra il Tanaro e l’aspra collina di Ciglié. San Fiorenzo è il testamento pittorico del Canavesio, la sua massima espressione artistica e lascia a bocca aperta tutti i visitatori. La complessità della simbologia (e della teologia) medioevale qui si fa Bibbia dei Poveri per istruire e terrorizzare insieme contadini e pellegrini che tremavano davanti alla terrificante rappresentazione dell’Inferno e di Belzebù ma pure si rincuoravano vedendo le mura di Gerusalemme con le schiere degli angeli ad annunciare la Salvezza eterna. Il martirio di San Fiorenzo, soldato della Legione Tebea, la vita di Sant’Antonio Abate e le scene dei Vangeli completano un ciclo straordinario che vale da solo il viaggio nelle Langhe.

Testo ©Pietro Giovannini